Enrica Mambretti, l’autrice pluripremiata: libri e intervista

Enrica Mambretti, l’autrice pluripremiata: libri e intervista

Dal suo primo romanzo ne ha fatti di passi!
Non parliamo solo dei passi compiuti sul cammino giacobeo, ma anche dei passi che ha compiuto nel mondo della letteratura.

 

In cammino verso Santiago

Estate 2014, Enrica Mambretti decide di intraprendere il cammino di Santiago de Compostela.
Non ho iniziato il cammino verso Santiago con spirito religioso, anzi, volevo prendermi cura di me stessa e ritrovarmi. Nel viaggio ho ritrovato la mia anima e me stessa”.
Da qui la decisione di scrivere e raccontare l’esperienza di un viaggio fisico verso Santiago, che diventa percorso spirituale dell’anima.
Il turista viaggia con lo scopo di “vedere” qualcosa, mentre il pellegrino con quello di “cercare” qualcosa. Tuttavia ho il forte sospetto che quando si viaggia, ovunque si vada, è sempre la nostra anima che andiamo rincorrendo.
Enrica Mambretti riassume così lo spirito col quale decide di mettersi alla volta del Cammino di Santiago. Molti dubbi sulla propria vita, non poche perplessità di fronte alla religione, un affezionatissimo gruppo di amiche che dall’Italia la sostengono giorno dopo giorno: con questo bagaglio l’autrice percorre più di 800 chilometri, in continuo dialogo con se stessa, col paesaggio che scorre davanti ai suoi occhi e con le persone che incontra lungo la strada.

Paso doble sul cammino di Santiago

Dopo il suo primo viaggio, più intimo, che aveva affrontato alla ricerca di un nuovo equilibrio spirituale, Enrica calca nuovamente le strade assolate (questa volta partendo dal Portogallo) per arrivare a Santiago, ma con occhi diversi: è la ricerca dell’essere umano che la conduce lungo tutto il tragitto, spingendola a parlare (ma soprattutto a far parlare di sé) con le persone che incontra. Incontri in camere di ostello, intorno al tavolo di un bar, di fianco a un campo coltivato: una galleria che comprende pellegrini, turisti, albergatori, pacate signore galiziane ed irruenti ventenni, ma anche asini al sole e cani a passeggio, tutti a modo loro sulla via per Santiago.

Da questa nuova esperienza nasce “Paso doble sul cammino di Santiago”, che nell’ultimo mese si è aggiudicato due premi: un secondo posto al XVII Premio Letterario Le Pieridi e una menzione d’onore al Concorso di letteratura “Storie in viaggio”.

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Limpida è la sera

Tanti passi compiuti non solo sulla rotta giacobea ma anche nei suoi romanzi. Il suo ultimo scritto, “Limpida è la sera” (Bellavite Editore, 2019), cambia tema.
Edoardo è un ragazzo impulsivo e dinamico, insofferente alle imposizioni. Se ne accorge ben presto Marco, il padre, quando alla morte della moglie deve prendersi cura di lui da solo. Scopre di non conoscerlo e di non sapere quasi nulla sul mondo degli adolescenti. Nel tentativo di avvicinarsi a lui, brancola inciampando tra insuccessi e disillusioni. La sua fortuna è incontrare Sofia, una ragazzina dell’età del figlio, che con il suo naturale buonsenso lo aiuterà a interpretare il linguaggio e a smontare l’apparente complessità dei giovani. Attraverso esperienze dai contenuti imprevedibili e a volte dolorosi, Edoardo e Marco intraprendono percorsi diversi che si intrecciano con altre esistenze, creando una trama di emozioni e di tinte vivaci, tra le quali domina il rosso del coraggio, del sangue e dell’amore.

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Il romanzo, uscito da appena 6 mesi, sta vincendo un premio dopo l’altro. Sabato 28 settembre Enrica Mambretti è stata premiata al XVIII Concorso nazionale di poesia e narrativa “V. Alfieri” con la medaglia d’oro. La giuria dice del libro: “Un mondo in cui adulti e adolescenti, spesso scambiandosi i ruoli, si parlano e si confidano, finendo per conoscersi e crescere insieme. Bella storia di formazione intergenerazionale, scritta con garbo e consapevolezza stilistica”.
Altri premi erano già stati vinti: secondo posto al premio di Poesia e Narrativa d’Amore, II edizione, “Ti meriti un amore”; primo premio al Concorso Internazionale di poesia e narrativa “Le Grazie, Porto Venere La Baia dell’Arte, VII edizione; segnalazione di merito alla III edizione del Concorso Letterario Nazionale per poeti e narratori “Le parole arrivano a noi dal passato”.

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Domande all’autrice

 

PERCHÉ HA COMINCIATO A SCRIVERE?

Non saprei dire né perché né quando ho cominciato a scrivere. Da quel che ricordo, io ho sempre scritto, senza saperne il motivo e solo perché mi faceva piacere farlo.

Scrivevo il diario di bordo al ritorno da un viaggio, le mie considerazioni su esperienze interessanti, commenti su episodi curiosi o divertenti, riflessioni sulla vita.

Quando svolgevo l’attività di veterinaria a tempo pieno, scrivevo di notte. Adesso ho più possibilità di farlo e forse anche più coraggio nel mostrare agli altri ciò che scrivo.

 

QUAL È IL SUO RAPPORTO CON LA SCRITTURA E COM’È CAMBIATO NEL TEMPO? COSA SIGNIFICA SCRIVERE OGGI, E COSA SIGNIFICAVA AGLI INIZI? COS’È RIMASTO, COS’HA PERDUTO, E COS’HA GUADAGNATO?

Il mio rapporto con la scrittura è ottimo! La considero una grande amica che mi accompagna nella vita, sia quando le cose vanno bene sia quando sento il bisogno di fermarmi e riflettere.

Scrivere è un’azione più lenta e ponderata del semplice pensare e dunque, mentre lo faccio, succedono piccoli miracoli: comprendo qualcosa che mi era poco chiaro, assaporo meglio un incontro che ho avuto, colgo particolari che mi erano sfuggiti, scopro prospettive diverse sugli eventi della vita.

Per me scrivere significa questo, all’inizio come oggi.

Certamente prima scrivevo solamente per me stessa, mentre adesso che le mie opere vengono pubblicate, cerco anche di veicolare al meglio il mio pensiero, di renderlo fruibile. Quindi, quello che nel tempo è cambiato, più che altro riguarda il mio modo di narrare e intendo soprattutto la tecnica.

Credo che per scrivere bene occorrano due cose: la prima è la sensibilità, la capacità di osservare il mondo e di cogliere le sfumature nell’animo delle persone, la seconda è la tecnica. La prima credo sia innata. La seconda è qualcosa che si può imparare.

Dopo i miei studi tecnici e scientifici – sono perito agrario e laureata in medicina veterinaria – è stata la mia passione personale a spingermi a voler migliorare nella scrittura. Leggo molto e frequento corsi di scrittura che mi insegnano e mi tengono “in allenamento”.

E il bello, per mia fortuna, è che mi diverto! Mi diverto a cercare le parole più appropriate, a osservare le vicende con sguardo più attento, a entrare nel mio cuore e a esprimere quello che provo. Questo è il motivo per cui scrivo: perché mi piace. E quando qualcosa ti piace, la fai.

C’è un aneddoto, riguardante il grande filosofo greco Socrate, che mi ha sempre colpita. Egli fu accusato di empietà e venne condannato a morte. Mentre si trovava in carcere, in attesa che la pena venisse applicata, gli fu concessa la possibilità di ricevere alcune visite. Tra queste lui chiese quella del suo insegnante di musica, che lo raggiunse in cella per impartirgli una lezione di cetra. Nel venire a sapere ciò, uno dei suoi allievi più cari gli domandò a cosa gli sarebbe servito, dato che da lì a poche ore sarebbe morto. Perché mai lo faceva? Socrate rispose: «Perché imparare mi piace».

Scrivere, tra l’altro, per me significa anche imparare qualcosa in più sulla vita.

 

QUAL È IL LIBRO SCRITTO DA LEI A CUI SI SENTE PIÙ LEGATA E PERCHÉ?

Sono ugualmente legata a ogni mio libro.

Il primo, In cammino verso Santiago, quello che forse è più acerbo da un punto di vista letterario, l’ho veramente scritto col cuore, di getto, e penso sia per questo che è arrivato a coinvolgere così tanto i lettori.

Anche gli altri sono stati scritti senza mai trattenere le emozioni, ma col tempo credo di aver imparato a esprimerle in modo più incisivo.

L’ultimo romanzo, Limpida è la sera, che non contiene nulla di autobiografico e dunque si potrebbe pensare che sia una narrazione più distaccata e meno spontanea, l’ho scritto piangendo e ridendo mentre battevo i tasti del computer. Dunque, anche in questo caso, il passaggio dal cuore alle pagine scritte è stato diretto.

 

LA STORIA È PIENA DI LIBRI RIFIUTATI DALLE CASE EDITRICI E DI LIBRI CHE NON SONO STATI IMMEDIATAMENTE COMPRESI DAI LETTORI. LEI CHE RAPPORTO HA CON BELLAVITE EDITORE? IN CHE MODO È CAMBIATO NEL TEMPO?

Come ho già detto, io ho sempre scritto, ma ero talmente insicura che mai avevo mostrato i miei lavori a un editore. Tuttavia, a un certo punto della mia vita, ho avvertito l’esigenza di condividere i mei pensieri e la voglia di pubblicare ha cominciato a superare la mia timidezza.

Consigliata da un’amica, mi sono rivolta a Bellavite. Ho consegnato loro il mio primo manoscritto, aspettando la valutazione con grande apprensione. Quando mi hanno chiamata, prima della data concordata, per dirmi che erano disposti a pubblicare, per me è stato un momento di grande gioia.

Il mio lavoro era certamente perfettibile, ma Flavia Villani, la coordinatrice editoriale che tutt’ora mi segue, ha intravisto in me qualcosa di buono e mi ha dato fiducia. Una fiducia che mi ha incoraggiata a continuare e a fare sempre meglio. Sono molto grata a Bellavite Editore per quella spinta, che ha deciso il mio futuro di scrittrice.

 

PER FINIRE, UN GIOCO: SE POTESSE SCEGLIERE SOLO TRE LIBRI DA CONSIGLIARE, QUALI SAREBBERO?

Io leggo di tutto, quasi ogni genere letterario e mi piace anche saltare da una tecnica di scrittura a un’altra. Poi, naturalmente, ho le mie preferenze. Non saprei, quindi, che libri consigliare.

Dal punto di vista dell’apprendimento della scrittura, certamente i classici. Da quello dell’ispirazione, la scelta è davvero soggettiva. Personalmente, se mi trovassi a naufragare su un’isola deserta, vorrei avere con me: “Quando il cielo si divise” di Nicholas Evans, “Cosmetica del nemico” di Amélie Nothomb, e l’“Odissea”. E se possibile, un fumetto di Dylan Dog.

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